I motivi della mostra

Qui si parla di minerali per parlare d’altro, o meglio: qui si parla di minerali rari per parlare di tecnologie  avanzate come quella dei cellulari, strumenti che utilizzano molti minerali preziosi e che funzionano solo grazie a questi indispensabili componenti.

Il cellulare che usiamo ogni giorno vibra, ha lo schermo touch, schede di memoria potenti, una batteria che dura anche fino a 24 ore nonostante il consumo richiesto da tutte le applicazioni interne.

Tutto questo funziona grazie alla selezione di diverse materie prime utili a immagazzinare energia ed a sistemi tecnologici per utilizzarla al meglio.

Qui si parla di minerali e di telefoni mobili per parlare di un’economia senza controllo, del tutto priva di etica, che si occupa dell’estrazione dei minerali e del loro trasferimento alle industrie; qui si parla di intere comunità che sono i soggetti primi di tutto il processo, una forza lavoro sfruttata e senza diritti.

Un racconto attraverso parole e immagini.

Una storia lunga che nasce molto lontano ed arriva a noi attraverso percorsi di diffusa illegalità, connivenze, silenzi.

Un viaggio che parte dalla foce del fiume e risale alle sorgenti, parte da noi, utenti finali, attraverso un bene di consumo di larghissima diffusione come il cellulare, strumento per comunicare con il mondo, ed arriva alla sabbia nera di una miniera africana a cielo aperto.

Vogliamo descrivere e far conoscere la povertà senza speranze di chi possiede la risorsa e la ricchezza di chi la utilizza.

L’obiettivo della mostra è informativo ma dentro l’informazione c’è un pensiero che guida l’analisi e dal quale si possono trarre logiche deduzioni.

In altri termini: non vogliamo sostenere che la tecnologia è malvagia e che l’uso dei cellulari deve essere limitato; diciamo invece che si sviluppa su logiche di sfruttamento.

Dunque: bene i telefoni come prodotto finale, evidenti manifestazioni del progresso; meno bene alcune fasi del processo, specie quelle legate all’estrazione ed alla prima lavorazione del minerale.

Il caso vuole che molte materie prime indispensabili all’industria dell’elettronica si trovino in paesi molto poveri come il Congo (Repubblica Democratica del Congo, RD Congo). Sono una ricchezza solo potenziale, che non incide sul benessere delle popolazioni locali. Anzi, sono causa di guerre e devastazione ambientale.

Minerali clandestini, li abbiamo definiti.

E lo sono, perché sono estratti dal sottosuolo nelle peggiori condizioni lavorative; e sono gli oggetti di una speculazione economica che ha provocato e provocherà morti e conflitti; e lo sono perché di loro non si deve parlare per non mettere in crisi le aziende che commerciano la nuova elettronica.

Minerali che viaggiano senza passaporto, minerali clandestini, soggetti principali di una storia che privilegia la rapina incontrollata delle risorse ed il profitto; con un effetto collaterale drammatico,  la negazione dei diritti umani. Troppo poco si parla del percorso che parte dalla materia prima

ed arriva al prodotto finito, e la mostra è nata per seguirlo in tutte le sue fasi.

Vogliamo che il nostro telefono cellulare, strumento diffuso di quotidianità, ci racconti la sua storia.

Sappiamo di molti prodotti tracciati, soprattutto in campo alimentare, ma possiamo sapere, anzi dobbiamo, anche di uno strumento che ci aiuta a vivere meglio. Perché la conoscenza del processo completo possa portare a riflessioni e decisioni sull’etica dello sfruttamento delle risorse naturali

e sul loro commercio, perché il nostro benessere possa essere distribuito equamente tra produttori e consumatori.”

(“Minerali clandestini”, Chiama l’Africa, cap. 1)